L’arte è, per Ugo Stringa, ragione di vita, rinnovarsi quotidiano di una “vocazione” giunta sin da bambino. Le sue opere, allora, sono, in una qualche misura, autobiografiche, tendono ad indagare una dimensione spirituale, si svolgono secondo i ritmi di un monologo interiore. Quasi il Maestro Stringa volesse appoggiarsi su argomentazioni meditate, sull’impegno fattivo di chi utilizza i propri mezzi espressivi per indagare e svelare i misteri dell’esistenza.
Nelle tele di Ugo Stringa ritroviamo la qualità positiva e silenziosa di chi si accinge a riproporre questioni antiche e mai del tutto risolte, ristabilendo il giusto rapporto fra lo spazio ed il volume, fra la luce e l’ombra, cercando in ciò che si raffigura la conferma di una idealità.
In tutta la sua carriera la consapevolezza delle proprie capacità tecniche ed espressive lo ha tenuto lontano dalle sirene della sperimentazione contemporanea accostandolo, piuttosto, ad una modalità comunicativa di tradizione, ad una grande felicità coloristica e, infine, a vibrazioni formali che, in alcuni casi, possono sfociare in un racconto metafisico. La sintesi visiva dell’artista, nel fervore lirico della sua operatività, non rinuncia certo ad una immagine riconoscibile, delineando figure che esplicitano, in maniera chiara, il loro potenziale vitale.
Sintetico dal punto di vista enunciativo, senza abbandonarsi al decorativismo, si arrestava di fronte all’oggettività della forma. Allo stesso modo si accostava al paesaggio padano, che gli era di casa, sorprendendone le armonie più segrete e i legami profondi con l’intervento laborioso del lavoro umano. Il tratto pittorico non gioca, per questo artista, tra i più importanti del secondo Novecento cremonese, tanto sulla precisione, quanto sulla allusività, su un gusto del contrappunto, non solo nei colori ma anche nel rapporto tra figura e ciò che la circonda, su un gioco di impressioni cromatiche e di pennellate decise, su un tratto che nasce di getto, senza troppi disegni preparatori. Stringa non intende muoversi lungo i canali assoluti del realismo; tutt’al più egli si addentra in una raffigurazione leggibile, evitando accuratamente di cadere negli eccessi della sottolineatura visiva. Dietro il lavorio dei toni e dei controtoni il particolare è lasciato come in sospeso, la raffigurazione si stempera in una sostanza vigorosamente descrittiva che si percepisce guardando l’opera nel suo insieme. Ma, per l’osservatore, è impossibile non essere conquistati da una sapienza pittorica che sa cogliere l’oggettività e la mutevolezza delle vibrazioni tonali e, forse, l’essenza stessa della vita.
On. Giuseppe Torchio
Presidente della Provincia di Cremona
Denis Spingardi
Assessore provinciale alla Cultura
e alla Promozione del territorio